Cosa distingue un preparatore da un costruttore?
Il preparatore – o elaboratore, o tuner – prende un modello già esistente di un costruttore e lo personalizza secondo la propria filosofia o quella del cliente, mettendo mano a componenti meccaniche ed elettroniche, carrozzeria e in alcuni casi anche agli interni della vettura.
Il costruttore – o casa automobilistica – investe in ricerca e sviluppo, progetta, omologa e certifica modelli propri. In questo panorama, i tuner restano confinati nel mondo delle elaborazioni. Molti elaborano, ma pochi innovano; soltanto tre hanno osato diventare costruttori veri. Parliamo di Abarth, Alpina e AMG.
Abarth – Il genio italiano
Fondata nel 1949 da Karl (poi italianizzato in Carlo) Abarth a Torino, nasce come piccola scuderia che offre marmitte e kit sportivi ad auto di costruttori come FIAT, Alfa Romeo, Lancia, Autobianchi, SIMCA e Porsche. Le soluzioni impiegate da Abarth risultano talmente efficaci da spopolare in pochissimo tempo sia tra i guidatori appassionati che nel mondo delle corse. Ed è proprio nelle corse che Abarth forgia la sua leggenda, vincendo nel corso degli anni:
- 3 Campionati del Mondo Rally (con FIAT);
- 2 Campionati Europei Rally;
- Oltre 10.000 gare tra turismo e cronoscalate;
- 133 record internazionali di velocità e resistenza;
- 3 titoli ERC2 moderni (2018-2020).
Abarth non si è limitata a elaborare, ha insegnato a correre.
Oggi vanta produzione, ricerca, sviluppo e rete di concessionarie dedicate, ed è l’unica realtà italiana nata come elaboratore e diventata marchio automobilistico autonomo riconosciuto a livello internazionale, mantenendo piena identità nazionale e indipendenza industriale in Italia.
Alpina – La precisione bavarese
Nel 1961, a Buchloe, uno studente di economia di nome Burkard Bovensiepen sviluppa un kit di doppio carburatore Weber per la BMW 1500 “Neue Class”. Il successo è tale che BMW stessa approva ufficialmente il kit riconoscendone la validità in garanzia – un caso rarissimo, soprattutto per l’epoca. Da allora per il giovane ha inizio una stretta collaborazione con la casa bavarese, che culmina nel 1965 con la fondazione della Alpina Burkard Bovensiepen KG come marchio indipendente. Nel 1968, la Alpina debutta nel mondo delle competizioni, vincendo due titoli nei Campionati Turismo del 1970 e 1973, la 24 Ore di Spa nel 1970 e nuovamente un titolo europeo nella categoria Turismo nel 1977. Dopodiché abbandona il mondo delle corse per avviare, nel 1978, la produzione interna di vetture basate sulle BMW. Ma è nel 1983 che avviene il vero salto, quando il governo tedesco riconosce la Alpina non più come tuner, ma come costruttore automobilistico.
Nel 2022 è stata integrata in BMW, ma continua a operare come marchio separato.
AMG – Dal garage di Großaspach a divisione ufficiale Mercedes-Benz
La AMG Motorenbau und Entwicklungsgesellschaft mbH viene fondata nel 1967 a Großaspach da Hans Werner Aufrecht e Erhard Melcher, due ingegneri Mercedes-Benz, come società privata di elaborazione di autovetture. Inizia a farsi notare nel 1971, vincendo nella propria categoria alla 24 Ore di Spa con una AMG Mercedes 300 SEL 6.9. Tempo dopo si trasferisce ad Affalterbach, facendosi conoscere sempre di più. Nel 1988 la AMG partecipa al Campionato DTM come partner di Mercedes-Benz, divenendo da subito la squadra di maggior successo – negli anni successivi vincerà altri due Campionati DTM. Questo evento segnerà la svolta per AMG, che nel 1990 firma un contratto di collaborazione con Mercedes-Benz, che durerà fino ai giorni nostri.
Oggi AMG è costruttore riconosciuto a tutti gli effetti, vanta motori di propria progettazione (come l’M178 V8 biturbo), ed è il simbolo del connubio tra artigianalità e ingegneria di serie.
Perché gli altri non ce l’hanno fatta?
Ad oggi ci sono molti grandi nomi nel mondo delle elaborazioni. Per citarne alcuni: Brabus, ABT, Mansory, Romeo Ferraris. Ma perché non hanno raggiunto lo status di casa automobilistica? I motivi sono disparati.
Innanzitutto, creare un’auto omologata, certificata e venduta come marchio proprio richiede investimenti di decine di milioni di euro in ingegneria, crash test, emissioni, sicurezza, distribuzione e garanzia, e molti preparatori o non possono o non vogliono assumersi un rischio economico così alto.
Per altri tuner invece, diventare produttori significherebbe passare da artigiani autoriali a industriali, e questo abbatterebbe la loro flessibilità creativa. Per Mansory ad esempio, che punta all’esclusività e al lusso estremo, produrre in serie sarebbe contro la sua identità.
Altri ancora, come ABT, che lavora sulle piattaforme di Audi e Volkswagen, non hanno infrastrutture proprie per motori, telai e carrozzerie in serie. Inoltre Audi ha già il suo reparto sportivo ufficiale: Audi Sport / RS. Includere ABT significherebbe fare concorrenza e “cannibalismo” interni.
Dunque chi porta la propria auto da un preparatore, avrà certamente maggior esclusività in fatto di estetica e prestazioni, ma affidabilità percepita e credibilità tecnica minori. Ciò perché pur facendo lavori eccellenti, si va a rompere l’originario equilibrio studiato e consolidato dal costruttore in decine di anni e milioni di euro in ricerca e sviluppo, e in più, mancando di certificazioni ufficiali e test di omologazione completi, non ne viene mai garantito il corretto e totale funzionamento.
Inoltre elaborare non vuol dire per forza “migliorare”, perché ogni modifica aggiunge qualcosa ma ne sacrifica un’altra. Maggior potenza in rettilineo significa minor controllo, agilità e maneggevolezza in curva a causa di pneumatici che devono gestire troppa coppia motrice e dell’aumento delle masse dovuto all’installazione di componenti maggiorate, con conseguente spostamento della ripartizione del peso tra gli assi; anche rimuovere un divano posteriore può far danni in questo senso se non viene fatto con cognizione di causa. Un altro esempio è l’aggiunta di spoiler, minigonne e diffusori, o addirittura sostituire intere parti di carrozzeria: fa scena, sì, ma se il tutto non è stato testato in galleria del vento – cosa che soltanto i costruttori fanno – si va addirittura a peggiorare il coefficiente di resistenza aerodinamica, con conseguente riduzione della velocità di punta.
Ergo, nell’ambito delle elaborazioni non è corretto parlare di “migliorie”, ma di personalizzazione, perché il preparatore non va davvero a migliorare il veicolo, ma, come dicevamo all’inizio di questo articolo, a personalizzarlo secondo la propria filosofia ed esperienza o secondo i gusti del cliente. Come abbiamo visto, soltanto in pochissimi sono riusciti davvero a migliorare sotto ogni aspetto delle vetture tanto da farle proprie, e probabilmente non ci riuscirà mai nessun altro.
Laddove il costruttore innova, il preparatore improvvisa.
Gabriele Davelli
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