Settant’anni di eccellenza non sono un traguardo, ma il racconto di un’identità scolpita nel metallo e nella velocità. Esistono sodalizi che hanno saputo travalicare il semplice concetto di “scuderia” per farsi istituzione, trasformando la passione meccanica in un fenomeno culturale e sociale senza precedenti. Il Racing Club 19 è, senza ombra di dubbio, il custode più prezioso di questa eredità subalpina. Una storia che profuma di olio di ricino, di cuoio pregiato e di quell’intraprendenza industriale che ha reso Torino la capitale mondiale dell’automobile.

Un’alba di passione al Caffè Torino: l’Inverno del 1948
Tutto ebbe inizio in una cornice che sembra uscita da una pellicola d’autore. Era l’inverno del 1948, un periodo di ricostruzione e di speranza, quando 19 gentiluomini dell’élite industriale e culturale torinese decisero di dare corpo a un sogno comune. Il luogo prescelto fu il Caffè Torino, salotto buono della città, incastonato nell’eleganza senza tempo di Piazza San Carlo.

Quei diciannove fondatori non stavano semplicemente creando un club sociale; stavano gettando le basi per un polo d’attrazione dedicato alla velocità e all’innovazione. In un’epoca in cui il motorsport italiano stava risorgendo dalle ceneri del dopoguerra, il Racing Club 19 emerse immediatamente come un punto di riferimento assoluto, capace di coniugare l’agonismo più puro con un networking di altissimo livello.

Corso Vittorio Emanuele 65: un Club inglese nel cuore di Torino
Se il Caffè Torino fu la culla, la sede di Corso Vittorio Emanuele 65 divenne il tempio del club. Uno spazio monumentale di 500 metri quadrati, concepito e arredato secondo i canoni dei più esclusivi club londinesi. Varcare quella soglia significava entrare in un mondo parallelo, dove il tempo era scandito dal battito dei motori e dalle visioni del futuro automobilistico.

Non era un semplice ritrovo per appassionati, ma un centro operativo dove i soci potevano:
- Pianificare strategie di gara e discutere lo sviluppo tecnico di nuove vetture da competizione.
- Visionare filmati storici e aggiornamenti sulle innovazioni meccaniche internazionali.
- Intrecciare dialoghi su economia, industria e grandi progetti industriali.
- Socializzare in un ambiente ovattato e raffinato, con il servizio impeccabile di camerieri qualificati pronti a servire caffè e drink.

Eppure, l’anima sportiva non restava mai confinata tra le pareti di velluto: molto spesso, le serate di gala e le discussioni tecniche trovavano il loro naturale epilogo in audaci sfide sulle strade della collina, con la salita verso Superga a fare da giudice supremo per piloti e macchine.

Soci illustri e protagonisti del Motorsport
Scorrere l’albo d’oro dei soci e dei piloti del Racing Club 19 è come leggere un’enciclopedia del motorsport mondiale. La leadership del club fu affidata a figure di caratura leggendaria. Il primo presidente fu Giorgio Giusti, pilota e costruttore per diletto, capace di dare una struttura organizzativa e sportiva ferrea al sodalizio. Al suo fianco, come presidente onorario sin dalla fondazione, figurava Nino Farina, il primo Campione del Mondo di Formula 1 della storia.

Tra le fila del club militavano nomi che hanno scritto le pagine più gloriose dell’automobilismo:
- Alberto Ascari, il leggendario pilota Lancia e icona del volante italiano.
- Nuccio Bertone, fondatore e visionario del design automobilistico mondiale.
- Battista Farina, il “Pinin” che ha dato forma al mito Pininfarina.
- Gianni Lancia, figura cardine della storia sportiva della casa del “fleur-de-lis”.
- Umberto Agnelli, esponente di spicco della dinastia industriale che ha guidato l’Italia motoristica.
- Enrico Nardi, preparatore sopraffino e collaboratore d’eccellenza del reparto corse Lancia.
- Marino Brandoli, pilota e costruttore di rara perizia.
- Gino Valenzano, pilota di grande talento e socio fondatore.
- Ada Pace, la celebre “Sayonara”, pilotessa capace di battere regolarmente i colleghi maschi, lasciando loro come unico saluto la scritta dietro la sua auto.
- Gino Munaron e Carlo Mario Abate, quest’ultimo vincitore di una Targa Florio e pilota Ferrari.
- Il Conte e la Contessa Della Chiesa, rispettivamente mecenate e pilotessa, a testimonianza di una passione che univa intere famiglie.

L’alleanza con il marchio Lancia: una scuderia satellite
Il prestigio del Racing Club 19 non era limitato alla sua esclusiva compagine sociale, ma si estendeva ai circuiti di tutta Italia. Il club divenne infatti scuderia satellite della Lancia, un legame tecnico e sportivo che ne consolidò definitivamente la reputazione. Questa partnership non solo elevò il livello competitivo dei soci, ma permise al club di giocare un ruolo primario nell’evoluzione delle vetture da corsa dell’epoca.
Negli anni ’50, in piena esplosione industriale, il club conobbe una crescita esponenziale. Nel 1956, gli associati erano già circa 150, formando una massa critica di imprenditori, innovatori e campioni che influenzava profondamente il settore automotive nazionale.
Fondatori e Leadership: le radici di un mito
La solidità del Racing Club 19 risiede nelle sue radici d’acciaio. I 19 soci fondatori – tra cui spiccano i nomi di Nuccio Bertone, Enrico Nardi, Luigi Segre e Gino Valenzano – seppero imprimere al club un DNA unico, fatto di rigore e passione. Sotto la guida di Giorgio Giusti, il club non fu solo un luogo di svago, ma un’istituzione capace di dialogare alla pari con le grandi case costruttrici e le federazioni internazionali.

La presidenza onoraria di Nino Farina fu l’ultimo sigillo di garanzia su un progetto che, fin dal primo giorno, ha puntato all’eccellenza assoluta senza mai scendere a compromessi.
Il Racing Club 19 oggi: un’eredità viva e selettiva
Oggi, a oltre settant’anni dalla sua nascita, il Racing Club 19 non è un museo, ma una realtà vibrante e operativa. Sotto la presidenza di Giorgio Tessore, il club continua a rappresentare l’apice della tradizione motoristica torinese, riunendo figure di spicco della società civile e industriale contemporanea.

L’esclusività rimane il pilastro fondamentale: l’ingresso nel club non è una questione di sola disponibilità economica. Non basta pagare una quota associativa; per far parte di questa leggenda è necessario essere presentati da due soci e ottenere l’approvazione del consiglio direttivo. Questa rigorosa selezione garantisce che lo spirito dei diciannove fondatori del Caffè Torino continui a vivere in ogni iniziativa, mantenendo intatto quel mix di competenza tecnica, visione industriale e pura passione per la velocità che ha reso grande il Racing Club 19.

Potrebbe piacerti anche
-
Lamborghini Miura, 60 anni di mito: il Giro Polo Storico celebra la prima supercar della storia
-
AUTO IN DIVISA 2026: STORIA, MEMORIA E PASSIONE MOTORISTICA NEL VITERBESE
-
Il mercato auto cambia pelle: meno volumi, più complessità
-
Old Glory Collection: dove il Collezionismo diventa leggenda e la storia si ferma a 10.000 km
-
#Rubricar Marzo 2026: il calendario completo del Collezionismo tra passione e territorio