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L’impresa dell’Itala nella Pechino-Parigi del 1907: la più grande avventura della storia dell’automobile

Questo articolo è stato scritto durante una visita al MAUTO, il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino.
Osservando da vicino l’Itala 40 HP, ancora oggi maestosa nella sua eleganza meccanica, siamo rimasti profondamente colpiti dalla forza narrativa di questa vettura. La sua storia non è solo una testimonianza tecnica: è un racconto di audacia, visione e spirito pionieristico. Da questa suggestione nasce il desiderio di ripercorrere l’epica impresa che rese celebre l’Itala nella storica corsa Pechino-Parigi del 1907.

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Contesto storico: un mondo che sta imparando a conoscere l’automobile

Nel 1907 l’automobile non era ancora un mezzo di trasporto diffuso. Era un oggetto rivoluzionario, guardato con curiosità e sospetto. Le strade erano piste irregolari, la benzina era difficile da trovare e le gare automobilistiche si svolgevano quasi esclusivamente in Europa, su percorsi relativamente brevi.

L’idea di una competizione da Pechino a Parigi nacque sulle pagine del quotidiano francese Le Matin, che lanciò la sfida: “Se qualcuno ha il coraggio di partire da Pechino e arrivare fino a Parigi in automobile, ebbene, parta”.
Risposero in pochi, e tra questi spiccava la casa torinese Itala, già famosa per la qualità dei suoi veicoli.

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La Itala 40 HP: un capolavoro di ingegneria italiana

La vettura scelta per questa impresa era la Itala 40 HP, modificata appositamente per affrontare territori selvaggi e privi di infrastrutture.

Caratteristiche tecniche principali

  • Motore: 4 cilindri da 7.433 cc
  • Potenza: 40 cavalli effettivi, costanti e affidabili
  • Telaio rinforzato per reggere urti e vibrazioni
  • Serbatoi maggiorati per lunghe tratte senza rifornimenti
  • Sospensioni adattate per sabbia, rocce e fango

L’Itala era imponente e pesante, ma nata per resistere dove altre macchine avrebbero ceduto. Nel MAUTO la sua presenza scenica parla ancora di potenza e solidità.

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Scipione Borghese: l’uomo giusto per un’impresa impossibile

Il protagonista della spedizione fu il principe romano Scipione Borghese, uomo di cultura, grande viaggiatore ed esperto di logistica. Non era attratto dall’idea della semplice competizione: il suo obiettivo era dimostrare cosa l’automobile potesse fare.

Accanto a lui:

  • Luigi Barzini, giornalista del Corriere della Sera, incaricato di documentare l’avventura;
  • Ettore Guizzardi, meccanico dall’abilità straordinaria, capace di trasformare ogni pezzo di metallo in una soluzione tecnica.

Questa squadra, così eterogenea, si rivelò perfetta.

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La partenza da Pechino e l’ingresso nel deserto del Gobi

La corsa iniziò il 10 giugno 1907. In pochi chilometri la strada scomparve, lasciando il posto a piste di sabbia, steppe e terreni impervi. La Mongolia e il deserto del Gobi furono tra i tratti più difficili.

Le grandi difficoltà del percorso

  • assenza di strade per centinaia di chilometri
  • attraversamento di fiumi senza ponti
  • sabbie profonde che inghiottivano i veicoli
  • riparazioni improvvisate nel nulla
  • temperature estreme tra giorno e notte

Mentre diversi equipaggi erano costretti a fermarsi, l’Itala avanzava. Borghese aveva preparato depositi di carburante lungo la ferrovia Transiberiana e studiato mappe dettagliate, anticipando problemi che altri scoprirono solo strada facendo.

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La famosa “deviazione di cortesia” di 500 km

Uno degli episodi più incredibili della spedizione fu la deviazione che Borghese si concesse per far visita alle autorità russe di Urga (l’attuale Ulaanbaatar).

In piena gara, decise di allontanarsi di 500 chilometri dal percorso ufficiale, sicuro del suo enorme vantaggio. Nessun altro partecipante avrebbe potuto permetterselo.

La stampa europea raccontò questo gesto con stupore e ammirazione: era l’immagine perfetta dell’automobilismo pionieristico.

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La Siberia e il trionfo della meccanica: velocità mai viste

Quando la spedizione raggiunse la Siberia, le piste migliorarono e l’Itala poté aumentare la velocità. In alcuni tratti toccò medie sorprendenti per l’epoca: fino a 90 km/h.

Nei piccoli villaggi russi, la popolazione accorreva per vedere quell’“automobile italiana che volava sulla strada”. Barzini descrisse scene vivide, emozionanti, contribuendo a imprimere l’impresa nell’immaginario collettivo.

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L’arrivo trionfale a Parigi

Il 10 agosto 1907 l’Itala 40 HP fece ingresso a Parigi tra una folla acclamante.
La spedizione fu completata in 60 giorni di viaggio, con soli 45 giorni di guida effettiva, e soprattutto con un vantaggio di 20 giorni sul secondo classificato.

Un divario abissale, che nessun’altra competizione automobilistica internazionale avrebbe mai più replicato.

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Perché l’impresa dell’Itala è irripetibile

La Pechino-Parigi del 1907 fu molto più di una gara. Fu un’esplorazione geografica, culturale e tecnologica. Oggi un’impresa simile sarebbe impossibile nelle stesse condizioni:

  • i territori sono cambiati;
  • le tecnologie moderne toglierebbero il fascino avventuroso;
  • le strade, allora inesistenti, oggi sono infrastrutture consolidate;
  • lo spirito pionieristico dell’epoca non è più riproducibile.

L’Itala vinse grazie a una combinazione perfetta di organizzazione, robustezza meccanica e coraggio umano.

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L’eredità dell’Itala e il valore storico conservato al MAUTO

Oggi la vettura originale è custodita al Museo dell’Automobile di Torino, perfettamente restaurata. Osservarla dal vivo permette di percepire la grandezza dell’impresa: la sua struttura imponente, le linee robuste e la semplicità geniale della meccanica raccontano un’epoca in cui tutto era ancora da inventare.

La sua storia continua attraverso:

  • rievocazioni della Pechino-Parigi;
  • studi storici;
  • mostre museali;
  • eventi dedicati all’ingegneria italiana.

Per chi visita il MAUTO, l’Itala non è un semplice veicolo: è un simbolo di ciò che l’ingegno umano può raggiungere.

La vittoria dell’Itala nella Pechino-Parigi del 1907 resta una delle imprese più memorabili nella storia dell’automobilismo mondiale.
Scrivendo questo articolo circondati dalla collezione del MAUTO e trovandoci faccia a faccia con la vettura protagonista, la sua storia ci ha emozionati e ispirati.

L’Itala 40 HP non ha solo vinto una gara: ha dimostrato che l’automobile poteva superare frontiere, deserti, steppe e oceani culturali.
Una testimonianza indelebile del talento italiano e dello spirito pionieristico del Novecento.